CREMA - Un campo da calcio, un pallone e tanta voglia di divertirsi. E’ stato un pomeriggio semplice quello che 40 alunni delle classi 4 A e 4 B della scuola primaria “G. Rodari” dei Sabbioni hanno trascorso mercoledì 9 maggio presso il Centro Giovanile San Luigi in compagnia di alcuni calciatori e preparatori atletici dell’A.c. Crema 1908 non vedenti. Già, perché all’età di nove anni ciò che conta nella vita è divertirsi, rincorrendo un pallone, inseguendo il sogno di crescere, senza porsi limiti. Perché a quell’età nulla fa paura. Neanche il buio. Così i bambini, sotto la guida attenta degli insegnanti, che nel corso dell’anno scolastico hanno trattato il tema dell’inclusione, sono scesi in campo con la voglia di giocare, di sorridere, di essere se stessi. Anche con una benda sugli occhi che impediva loro di vedere, ma non di sentire.

 

«Sono cieco. Non ci vedo, ma ci sento. Grazie ad un pallone sonoro posso coltivare anche io la passione per il calcio. Del resto, giocare al buio non è poi così diverso che giocare alla luce». Con queste parole Davide Cantoni, atleta dell’A.c. Crema 1908 non vedenti ha introdotto i piccoli nel mondo dell’oscurità. Poi i bimbi si sono fatti bendare ed hanno preso il via le attività di calcio bendato, coordinate da Patrizia Spadaccini e Stefano Sesini, membri dello staff tecnico dell’A.c. Crema 1908 non vedenti. Da semplici passaggi, ai calci di rigore, fino ad interi giri di campo totalmente bendati, i bambini si sono lasciati guidare dagli altri quattro sensi, senza mai perdere di vista l’obiettivo: divertirsi oltre ogni ostacolo.

 

«Durante l’anno scolastico abbiamo trattato il tema dell’inclusione, ma credo che questa iniziativa, più di ogni altra lezione frontale, abbia fatto capire ai bambini che ciascuno di noi, a prescindere dalle difficoltà, ha delle abilità che meritano di essere valorizzate» spiega l’insegnante Lucia Fusar Bassini. «Con immensa soddisfazione – continua– abbiamo notato la voglia di divertirsi dei piccoli, oltre ogni pregiudizio: su quel campo Davide non era “diverso”».

 

Dello stesso avviso Davide Cantoni, cieco dall’età di 13 anni a seguito dello scoppio di un petardo, promotore di svariate iniziative finalizzate all’inclusione: «Amo svolgere attività con i bambini perché nel loro essere così vivaci ed ingenui non si lasciano fermare dalla paura del diverso o dal terrore per il buio. Si buttano, oltre ogni ostacolo. E non si stupiscono: su quel campo oggi eravamo tutti uguali, con la stessa voglia di giocare, correre e segnare. Senza la vista e con un pallone sonoro, ma questo è solo un dettaglio».

 

Esistono lezioni che non si scorderanno mai e che, nella maggior parte dei casi, non si imparano sui libri: sono quelle che aiutano a crescere, a essere persone migliori. «Oggi ho avuto la conferma che i bambini guardano il mondo con occhi diversi dagli adulti, liberi dai pregiudizi. Forse un giorno potremo davvero sperare di vivere in un mondo privo di barriere mentali». Forse, un giorno, speriamo non troppo lontano.

 

Gloria Giavaldi

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