Dopo i mille giorni di Palazzo Chigi Matteo Renzi cambia strategia. Apre agli avversari interni. Ma non potendolo fare personalmente ha incaricato Piero Fassino che a sua volta ha incaricato Romano Prodi, soprannominato il Vinavil del centrosinistra.

Mettere d’accordo tutti. E’ sempre stato questo, in definitiva, il talento più autentico dell’ex presidente dell’Iri che per due volte è salito alla guida del governo nazionale. E per due volte l’ha fatto con maggioranze caotiche, tenute insieme dall'ostilità verso Silvio Berlusconi. Una mescolanza indecifrabile che ha partorito due esecutivi, dal ’96 al ’98 e dal 2006 al 2008, che hanno resistito solo 4 anni invece dei 10 previsti.

Che Prodi non abbia una particolare simpatia per l’ex premier è cosa nota. Al punto che a Fassino avrebbe detto di fare il possibile ma senza esporsi pubblicamente. L’adesione non è mancata, ma senza un grande entusiasmo. E soprattutto senza una grande fiducia che il titolare del Nazareno possa abbandonare lo stile padronale con il quale ha sempre gestito il partito.

Renzi, che ricambia Prodi del medesimo sentimento di stima, non ha effettuato una scelta libera per archiviare quella concezione isolazionista del Pd nella quale ha creduto finora. Ma è stato il rovescio elettorale in Sicilia, l’ennesimo, ad obbligarlo a mutare rotta. La discontinuità va garantita se non si vuole perdere il controllo del partito. Nel Pd, infatti, è additato come il principale artefice di troppe sconfitte.

Nella geografia tripolare della politica italiana i sondaggi dicono che i dem sono costretti a inseguire sia il Movimento 5 Stelle sia il centrodestra di Berlusconi-Salvini-Meloni. Renzi, se vuole risalire le posizioni, sa perfettamente che ha bisogno di unire la sinistra. Tutta. Ma per gran parte degli attori in gioco, dai vertici di Mdp alla Cgil della Camusso, non può più ambire ad essere il futuro candidato premier.

Una preclusione che il coinvolgimento di Prodi dovrebbe far venire meno. Renzi, nel frattempo, sta lavorando molto sul fronte ecclesiastico. I contatti con il segretario della Cei Galantino si stanno intensificando proprio per costruire un blocco elettorale da contrapporre a Grillo e alla coppia Berlusconi-Salvini. Una missione non facile visto l’ottimo stato di salute di un partito come Forza Italia che ha ripreso a funzionare come il perno nel centrodestra. A testimonianza del fatto che le politiche a favore dell’accoglienza e dell’immigrazione della Cei non godono di buona fama presso l’elettorato moderato e centrista.

Una cosa è sicura: l’irruente e spavaldo Matteo Renzi non sta più in piedi da solo. Ha bisogno del Vinavil di Prodi e della benedizione di Galantino. Il primo sfiora gli 80 anni e il secondo i 70. Due esempi plateali di mancata rottamazione. Prodi, soprattutto, deve fornire al leader del Pd le alleanze che non è in grado di procurarsi direttamente. Ma allora che ci sta a fare Renzi? (Roberto Bettinelli)

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