C’è un ostacolo oggettivo nell’attuale sistema italiano dei partiti, un pericolo da cui il centrodestra deve stare in guardia. Per metterlo a fuoco, basta osservare la dicotomia che va di moda nei tg: Renzi contro Grillo, Partito Democratico versus Movimento Cinque Stelle. Retroscena in cui appaiono messaggi che fanno filtrare la volontà dell’ex premier di porsi come «alternativa al M5S» (vedi la Stampa di lunedì’ 10 aprile), messaggi dove il leader dem a caccia di riconferma alla testa del partito si pone in contrapposizione con i pentastellati (vedi il recente attacco sulle primarie di Genova). 

 

Che significa? Il centrodestra in quanto coalizione competitiva non sembra trovare spazio nel dibattito pubblico per ciò che è realmente: un’alternativa solida al PD e al M5S, capace di governare e di attuare le riforme di cui ha bisogno il paese, partendo da snellimento dello stato, liberalizzazioni, taglio fiscale e sburocratizzazione. 

 

Il rischio, per il centrodestra, è di sclerotizzare questa andatura ‘a passo lento’. Si tratta di una verità che a molti potrebbe sembrare ovvia. Ma come tutte le affermazioni che si danno troppo per scontate, si corre il rischio di non includerla nelle priorità dell’agenda politica. 
E’ chiaro: le ragioni per cui PD e M5S hanno occupato e continuano ad occupare il palcoscenico mediatico vanno cercate anzitutto in un centrodestra azzoppato dalla temporanea incandidabilità del suo fondatore e leader storico, Silvio Berlusconi. Un’assenza forzata cui ha fatto da contrappeso la crescita della Lega Nord di Matteo Salvini.

 

Nelle ultime settimane il capo di Forza Italia è tornato in campo con decisione, lanciando più volte messaggi di contenuto (la recente campagna su sicurezza, programma economico e riforme dell’Europa) e di metodo (una coalizione che includa FI-Lega-FDI e centristi realmente alternativi al PD, che proceda il più possibile compatta). Ecco: è questa la strada giusta. Un altro passo positivo lungo il cammino del rilancio è rappresentato dal faccia a faccia con Giorgia Meloni, una risorsa da valorizzare. 

 

L’unità è la condizione di base, la via da imboccare sono proposte concrete per rimettere in moto l’Italia, riacquistando centralità nell’opinione pubblica. 

 

Si diceva dei contenuti. Nessuno meglio del centrodestra, per tradizione culturale e determinazione, ha le carte in regola per fare ciò che serve al paese. Da dove partire? La spesa pubblica è un ottimo argomento su cui fare leva. Anche perché, complice la crisi, il tabù culturale della sinistra, le elargizioni elettorali dell’ex governo (gli 80 euro), nessuno vi ha messo mano con convinzione. Le tasse sono lo storico cavallo di battaglia. L’Europa va cambiata e su questo, nonostante i toni dell’ala cosiddetta sovranistà, sono tutti d’accordo. 

 

C’è poi una terza questione, squisitamente organizzativa ma non per questo trascurabile. Oggi i partiti - da destra a sinistra, pentastellati inclusi - hanno difficoltà a reclutare persone di valore e volti nuovi sui territori. Si tratta di problemi che emergono ciclicamente sotto elezioni. E la tornata delle amministrative di giugno, che in molte città vede i partiti accodarsi a candidati civici, li evidenzia in tutta la loro portata. Questa difficoltà, però, va superata: come infatti non c’è democrazia senza partiti (per quanto scassati), non c’è partito senza radicamento territoriale. 

 

Concludendo sull’urgenza per il centrodestra di tornare quanto prima sotto le luci della ribalta, si potrebbe osservare che lo stallo è indotto anche dall’attesa per la sentenza della Corte europea dei diritti dell’uomo di Strasburgo, che potrebbe riabilitare il leader azzurro consentendogli la ricandidatura alle politiche. Vero, ma come sa bene anche lo stesso Berlusconi - e il fatto che si stia muovendo con sempre maggiore determinazione per riunire gli alleati lo conferma - non si può aspettare. Nel senso che non si può sparire dai riflettori e poi pensare di tornare competitivi da un giorno all’altro. 

 

Molto di quello che accadrà dipende dalla legge elettorale, su cui attualmente i partiti sembrano nicchiare. Varate le nuove regole, i giochi delle alleanze subiranno un’accelerazione improvvisa. E il centrodestra non deve farsi trovare impreparato. (Luca Piacentini)

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