A sentire il nome di “Società Storica Cremasca” si potrebbe pensare a qualcosa che sa di vecchio, di scaffali impolverati, di anziani signori dediti alla preservazione di un passato che fu, proponendo studi e ricerche ad uso di un ristretto circolo di appassionati di cose antiche. Per chi, erroneamente, dovesse pensarla in questo modo, sarà certamente una sorpresa scoprire che la suddetta società storica, che si propone l’obiettivo di «promuovere gli studi storici, storico-artistici, archeologici, letterari, musicologici e di ogni altra disciplina che indaghi il passato di Crema, del Cremasco e dei territori limitrofi», è oggi retta non da un anziano signore in abiti ottocenteschi, bensì da un giovane e dinamico studioso non ancora ventottenne.

Nicolò Premi, dottorando in filologia romanza presso l’Università degli Studi di Verona, è presidente della Società Storica Cremasca dal gennaio del 2018, dopo aver preso il posto di Matteo Facchi, divenuto conservatore presso il Museo Civico di Crema. «Sono un cremasco d’adozione, viste le mie origini che si spingono più verso il territorio cremonese», spiega Premi, «ma proprio in quanto tale, quasi come un “estraneo”, mi sono appassionato presto alla storia e alle radici di Crema, e ho deciso di approfondire la conoscenza del passato di questa straordinaria città».

La scintilla che ha fatto scattare l’interesse particolare per l’attività della Società Storica Cremasca è stata a dire il vero quasi casuale: «Ho svolto i miei studi universitari presso l’Università Cattolica di Milano, dove mi sono appassionato alla filologia romanza e ho iniziato il percorso che mi ha portato al dottorato. Un giorno, mentre mi trovavo nella Sala di Consultazione della biblioteca dell’ateneo, i miei occhi sono caduti sulla sezione “Crema”. Ho dato un’occhiata, e ho visto un bellissimo volume, molto ben curato dal punto di vista filologico: l’edizione critica della “Storia di Crema” di Bartolomeo Bettoni. La pubblicazione era appunto della Società Storica Cremasca, e lì ho deciso di prendere contatti e conoscere da vicino un’istituzione culturale con sede nella città in cui abito e che pubblica opere di alto valore e con ottima cura».

Un contatto diretto, quello di Nicolò Premi con la Società Storica Cremasca, che ben presto è diventato pieno coinvolgimento, fino al momento in cui ne ha appunto preso la guida. Imprimendo anche, come è normale che sia, una personale spinta, dando nuova linfa agli studi e alle attività di ricerca della Società soprattutto in ambito letterario: «Nel 2018 abbiamo pubblicato il primo volume del Diario di Bernardo Nicola Zucchi», edizione curata dallo stesso Nicolò Premi e da Marco Nava, «e il 18 maggio, presso il Museo di Crema, ci sarà l’incontro di presentazione del secondo volume che completerà l’edizione integrale dell’opera». Lo scorso 23 febbraio, inoltre, la Società Storica Cremasca ha organizzato un interessantissimo incontro, sempre in ambito storico-letterario, dal titolo “Fare ricerca in letteratura: l’Accademia dei Sospinti di Crema”, relatore Francesco Rossini dell’Università Cattolica di Brescia. Un incontro che, tra l’altro, ha avuto il pregio di coinvolgere anche i ragazzi del liceo Racchetti di Crema: «L’apertura ai giovani e il coinvolgimento delle scuole di Crema è un aspetto fondamentale su cui stiamo puntando molto e che rilanceremo ulteriormente in futuro», spiega Premi. «Un’istituzione come la Società Storica Cremasca, che nasce con grandi finalità idealistiche, se vogliamo anche un po’ di stampo ottocentesco, quello cioè delle Deputazioni di Storia patria che avevano e hanno tuttora l’obiettivo di fare luce su quegli aspetti di storia locale spesso trascurati dal grande circuito di ricerche che si svolgono in ambito accademico, non deve dimenticare però di essere un’istituzione che vive in un contesto, in un ambiente che deve essere coinvolto. E questo deve incominciare soprattutto dai giovani, che quando vengono chiamati a prendere parte a momenti anche di produzione culturale alta e per così dire complessa sanno rispondere con grande entusiasmo e partecipazione. Finora abbiamo avuto risconti molto positivi, ed è nostra intenzione proseguire in questa direzione. Penso di poter dire che vi sia un importante finalità morale in tutto questo, e al tempo stesso un modo corretto di concepire l’attività culturale legata anche all’aspetto educativo. Il tema centrale è quello di avere l’ambizione di spiegare la complessità, partendo dal basso e senza dare per scontata nessuna nozione, arrivando poi a costruire un sistema sempre più complesso e composito capace di dare una visione d’insieme e al contempo dettagliata. I giovani, chiamati a un lavoro del genere, rispondono in maniera molto positiva».

Il tutto in un contesto come quello cremasco che dimostra grande vitalità dal punto di vista culturale e associazionistico: «Mi pare che vi sia una proposta culturale molto variegata in città, con diverse associazioni che a volte addirittura si sovrappongono, ciascuna con una precisa identità che rispecchia anche, come è giusto che sia, la personalità di chi le guida e le porta avanti. C’è una grande passione che anima un tale fermento, e questo mi pare un aspetto molto positivo per una città. Auspico che il Museo possa diventare sempre di più il punto di riferimento per tutte queste realtà, così da diventare il cuore della vita culturale cremasca».

Una vita culturale che proprio grazie a istituzioni come la Società Storica Cremasca, e a giovani e appassionati studiosi come il suo presidente, contribuisce a costruire l’identità e in un certo senso l’anima di una città che, per essere se stessa, ha bisogno di conoscersi.

 

Rossano Salini

 

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