Non solo infrastrutture, che pure sono il fondamento della rivoluzione industriale in corso. Ma anche conoscenza specializzata e preparazione di professionisti del settore capaci di affrontare le sfide poste dal mercato del lavoro. A questi obiettivi punta il testo della mozione licenziata martedì 24 aprile a Bruxelles in Commissione Industria, che sarà alla base di una proposta di risoluzione sulla digitalizzazione dell’industria europea da sottoporre alla plenaria nei prossimi mesi. 

 

Un dossier che è stato profondamente emendato grazie all’intervento del PPE attraverso l’europarlamentare cremasco Massimiliano Salini, esponente di Forza Italia e membro della Commissione Industria che segue la partita per il gruppo dei popolari. 

 

Nella versione proposta inizialmente, che è finita per essere integrata con circa 300 emendamenti, la mozione evidenziava alcune criticità a causa dell'intervento di socialisti e verdi, in particolare una contrapposizione anacronistica tra mondo del lavoro e sviluppo digitale. Sul punto è intervenuto Salini, chiedendo e ottenendo che il testo mettesse in luce le caratteristiche del cambiamento nell’ITC in quanto opportunità per la creaziore di nuovi posti di lavoro, soprattutto tra i giovani. 

 

«Il PPE ha messo in campo tutto il proprio peso politico per colmare un vuoto legislativo enorme nella partita della digitalizzazione industriale europea - spiega a riguardo l’eurodeputato di Forza Italia - Si prevede che, per l’aumento della domanda, entro il 2020 in Europa ci saranno oltre 800mila posti vacanti nel settore delle Tecnologie dell’informazione e della comunicazione (TIC). E’ necessario che la rivoluzione digitale coinvolga massicciamente impresa e mondo della scuola, in una sinergia basata sull’istruzione informatica trasversale, dalla formazione professionale fino all’università». 

 

«La digitalizzazione vale 110 miliardi di entrate in cinque anni - sottolinea Salini - I numerosi e significativi emendamenti proposti dal Partito Popolare Europeo e approvati in Commissione Industria intendono favorirla mettendo al centro, oltre alla necessità di infrastrutture informatiche adeguate, un’educazione digitale interdisciplinare e nuovi programmi di apprendistato, insistono sul ruolo delle industrie creative e delle Pmi: gli emendamenti che ho presentato insieme ai colleghi del PPE hanno impedito che una mozione cruciale per offrire al Parlamento UE uno strumento legislativo moderno e utile ad uscire dalla crisi economica, finisse nel vicolo cieco di una contrapposizione miope tra innovazione e lavoro». 

 

«L’allarme rischio disoccupazione di fronte allo sviluppo digitale ingigantito da verdi e sinistra è contraddittorio, sterile e dannoso. L’intervento del PPE - conclude l’eurodeputato - ha riportato la proposta di risoluzione nell’unica prospettiva possibile: l’innovazione digitale è una risorsa per creare posti di lavoro in quanto riguarda i processi, dove le risorse umane, e quindi un’istruzione e una formazione allineate agli skills delle Tecnologie dell’informazione e della comunicazione, giocano un ruolo decisivo». 

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