CREMA - Schiavo della playstation, inizia un percorso di cura. La notizia fa seguito a quanto scritto sul corriere della sera con articolo del 20 novembre 2017 in cui si parlava di un minorenne di nome Giorgio (nome di fantasia) ragazzo con gravi problemi nell’apprendimento e affetto dalla ludopatia. Il ragazzo giocava perennemente alla play station quasi a volersi isolare dalla realtà che lo circonda, fatta da una famiglia molto problematica.

La complessa vicenda risale a diversi anni addietro, ed  interessa una famiglia da tempo seguita dai servizi sociali cremaschi: genitori separati, mamma con problemi di droga e giudiziari, figlia scappata di casa col fidanzato e in passato, a sua volta, affidata ad una comunità. A conseguenza della delicata situazione emergeva la preoccupante condizione del figlio, ora 15enne, con difficoltà nell’apprendimento, schiavo della playstation e pertanto vittima di una dipendenza da videogiochi da cui non riesce a liberarsi. "Il gioco ossessivo costituisce per lui una fuga dalla realtà", questo in sintesi il giudizio del personale inquirente e della magistratura. 

Un primo tentativo di aiutare il minore era già stato fatto nel novembre 2017 ma non era andato a buon fine in quanto. In quell’occasione, nonostante il decreto del tribunale per i minorenni di Brescia prevedesse la collocazione del giovane in una comunità  di recupero, gli addetti ai lavori non avevano dato esecuzione al provvedimento in quanto  la madre si era fermamente opposta. La donna aveva interessato della vicenda i legali e la stampa. Infatti, all’ingresso della palazzina dove abita il nucleo famigliare, erano presenti molti giornalisti con telecamere al seguito e molti curiosi accorsi. La priorità di preservare l’immagine e l’integrità del minore  faceva quindi desistere gli operatori dall’eseguire l’ordine Giudiziario. La donna nell’occasione aveva dichiarato agli organi di stampa che il minore stava migliorando la propria situazione personale, che  aveva ripreso ad andare a scuola e che aveva abbandonato la sua dipendenza da videogiochi.

“Questione rinviata di poco” infatti la donna ha dimostrato di non voler cambiare la propria condotta di vita e di non sapersi prendere cura del figlio. Gli Agenti del Commissariato di Crema, da tempo impegnati a monitorare questa delicata vicenda, dimostrando grande sensibilità e professionalità hanno affidato il minore collocandolo in una comunità di tutela. Gli agenti  del Commissariato, all’atto di prelevarlo dalla casa famigliare, lo trovavano nella sua camera, intento a giocare alla playstation incurante delle telefonate della madre (nel frattempo accompagnata in commissariato per l’arresto)

L’efficace sinergia tra Polizia di Stato, l’Autorità Giudiziaria e i Servizi Sociali territoriali permetteranno al minore di intraprendere un percorso riabilitativo volto a restituirgli uno stabile equilibrio di vita curandolo dall’ nsidiosa e sempre più diffusa patologia della ludopatia.

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