Le parole ci salvano. Sanno dare una spiegazione a tutto. Ai sorrisi e alle sofferenze. Ai silenzi e ai rumori assordanti. Alle partenze, alle soste, agli arrivi. Sono sempre lì, nel posto giusto. Accanto a noi. Dentro di noi. «Le parole mi salvano da sempre. Ho 27 anni, ma ne porto in giro solo 16. Non sono adulta, non so ancora cosa voglio fare da grande, non ho un lavoro fisso. Ma nella vita ho una certezza: voglio scrivere». Anche se, di cosa scriverà domani, oggi non lo sa. Perché per Giulia Pedrazzetti, 27enne di Pandino, la scrittura non ha regole. Davanti ad un foglio bianco ci sono solo lei, così vera, autentica e vulnerabile, la sua voglia di conoscersi. E poi di raccontarsi.

Quella voglia cresciuta poco per volta, storia dopo storia, poesia dopo poesia, che sabato 22 giugno alle ore 16 la porterà, insieme alle amiche Sara Zadi e Laura Basso Ricci a leggere i suoi versi al festival letterario Inchiostro, l’attesissimo appuntamento con il mondo dell’editoria che terrà compagnia ai cremaschi presso i chiostri del centro culturale Sant’Agostino fino a domenica 23 giugno. «Attraverso la scrittura mi sfogo, do possibilità all’inconscio di esprimersi. Poi cerco di capirmi, senza giudicarmi. Scrivo da quando sono piccola, ma ho cominciato a condividere i miei scritti da poco tempo. Prima avevo paura di mostrare agli altri quella parte di me così intima e recondita che anche io faticavo a comprendere. Con il tempo, però, ho capito che la condivisione non implica il giudizio e che un’emozione condivisa è meraviglia pura».

Lo ha capito scambiando parole e sensazioni, ma anche incrociando nuovi volti lungo i cammini che ha intrapreso per sconfiggere la frenesia della vita quotidiana. «Scrivo per ricercare attimi di calma. Lontana dai condizionamenti che scandiscono la quotidianità riesco ad essere davvero me stessa. Quando scrivo e disegno mi sento libera di essere. Senza veli. E senza tempo. Esattamente come quando cammino». Forse proprio per questo, lo scorso anno, ha scelto di partire. Con uno zaino pieno di sogni e la testa tra le nuvole. «Sono partita con l’idea di percorrere la Via Francigena per visitare alcuni ecovillaggi italiani, ma sono arrivata a Roma. Volevo stare da sola, avevo bisogno di stare da sola». Senza scadenze, obblighi da rispettare e promesse da mantenere. Per fermarsi e capirsi. Riallacciarsi le scarpe e ripartire. Più forte di prima. «Camminare mi ha permesso di raggiungere mete quotidiane. Di crescere e prendere davvero consapevolezza della mia grandezza. Alla sera arrivavo in un letto solo grazie alla mia volontà e alla mia forza. Queste piccole conquiste mi hanno fatto capire il mio valore».

Quello che ha provato a raccontare anche agli altri pellegrini. «Senza vincoli, le persone non sono poi tanto male. Sono reali, sorridono senza secondi fini ed ascoltano incondizionatamente». Ha parlato, ha gioito, si è raccontata. Ma, in viaggio, non ha scritto. «Quando sono serena non sento il bisogno di scrivere. Tuttavia, sto pensando di portare in cammino anche la poesia, dando vita ad incontri casuali di lettura e riflessione».

Perché, dopo attimi di silenzio, le parole scalpitano. E con loro anche il desiderio di scoprire nuovi posti. Insieme a chi viaggia, scrive. O, semplicemente, vive. «Anche io, come Giulia, amo scrivere e viaggiare da sempre» ammette Laura. «Per questo, ho subito apprezzato l’idea di portare a spasso la poesia, il mio primo e unico amore». In un mondo dal quale Laura ha sempre sentito l’esigenza di scappare. «Alle superiori studiavo lingue ed ogni volta che conoscevo una nuova cultura, volevo “goderne in originale”. Quindi partivo. Ma partivo anche per scappare dalla quotidianità che mi stava stretta e da una società troppo impegnata a curare l’apparire, piuttosto che l’essere». Poi si ferma e poco dopo riprende: «Per un po’ sono stata in Francia, ho vissuto in camper e ho lavorato nei campi. Lì ho capito che la vera felicità sta nelle cose semplici: nel lavorare la terra, nel creare. E nello scrivere».

Perché, in fondo, basta poco per imparare a conoscersi: uno zaino, un paio di scarpe, una penna e un foglio bianco. «Viaggiare mi ha permesso di capire quanto la natura umana sia potente nella sua fragilità. In giro per il mondo ho raggiunto e superato ostacoli che credevo insormontabili. Scrivendo, invece, posso mettere nero su bianco le sofferenze. E così posso capirle, analizzarle e superarle. Raccontare tutto questo lungo i cammini sarebbe per me una grande opportunità. Spero di poterlo fare presto insieme a Giulia».

Insieme sognano, viaggiano, scrivono. Sabato 22 giugno proveranno a raccontarlo in versi al festival Inchiostro. Perché, come recita il titolo del loro incontro, la poesia “è una cosa da giovani”. «Ciascuno di noi può essere un poeta – precisa Giulia – purché abbia davvero voglia di raccontarsi senza veli. E credo che i giovani oggi abbiano molto da dire. Io, Laura e Sara (che ha solo 18 anni) abbiamo scelto di metterci in gioco, di raccontare le nostre differenze, ma speriamo che anche il pubblico voglia riempire di parole e di colori quello spazio».  Serve solo un po’ di coraggio: il coraggio di essere ribelli. Di seguire il cuore, ascoltare i silenzi e trasformarli in parole. Per salvarsi. O per vivere. Esattamente come Giulia, Sara e Laura.

 

Gloria Giavaldi

 

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