Alla fine è stato Silvio Berlusconi a mettere in sicurezza la situazione politica del Paese. Paradossalmente, visto il declino della sua leadership e visti i veti umilianti che ha dovuto subire dal Movimento 5 Stelle. Luigi Di Maio e Matteo Salvini possono tirare un respiro di sollievo: il governo giallo-verde con ogni probabilità vedrà la luce. Ora tocca a loro dimostrare di essere in grado di portare a compimento il progetto.

Berlusconi, saggiamente, ha sdoganato l’ipotesi di un esecutivo che in parlamento avrà la maggioranza grazie ai gruppi di Lega e 5 Stelle. I numeri ci sono tutti: a Montecitorio come a Palazzo Madama. Forza Italia non voterà la fiducia ma avrà comunque voce in capitolo condizionando l'esecutivo dall'esterno.

Dopo due mesi di crisi al buio finalmente si intravede una via di uscita. E c’è da essere certi che il primo a ringraziare il fondatore di Forza Italia è il presidente della Repubblica Sergio Mattarella. L'idea di un governo neutrale, che fin dall’inizio ha assunto le sembianze di un esperimento velleitario, può essere al momento archiviata. Ringraziano anche gli eletti di Camera e Senato, tutti ma soprattutto coloro che militano nel campo azzurro e fra i dem. Forza Italia seguita a perdere consensi anche dopo il magro bottino del 14% strappato il 4 marzo. Lo stesso vale per un Pd in caduta libera dopo le turnazioni in Friuli e Molise. Un Pd dove è in corso il regolamento di conti fra Renzi e il giglio magico da una parte, e il reggente Martina appoggiato da Orlando e Gentiloni dall’altra. 

Nel quadro che si è venuto a creare Silvio Berlusconi recupera la centralità: se è vero che su di lui è caduto il veto grillino è anche vero che Forza Italia, non votando la fiducia ma dando il via libera a Salvini, ha ottenuto il duplice scopo di inaugurare una linea finalmente autonoma rispetto a quella dell’alleato maggiore senza spezzare l’unità del centrodestra. E non sono i soli elementi positivi: Berlusconi, a differenza di Renzi che ha impedito al Pd di contribuire fattivamente a dare la stabilità politica al Paese rispondendo al veto dei 5 Stelle con un veto altrettanto irremovibile, si è dimostrato più responsabile. Ha dimostrato, nei fatti, tutta la retorica della sinistra. Renzi temeva l’isolamento e la cannibalizzazione del partito, ha stoppato Martina e se ne è infischiato degli appelli del capo dello Stato facendo ptrevalere il calcolo personale al bene della nazione. Forza Italia, un passo di lato, l’ha fatto. E sul serio. Il Pd no.

Berlusconi ha incamerato un credito con Salvini, che risponderà assegnando a Forza Italia le presidenze delle bicamerali e una quota rilevante delle 600 nomine che devono essere fatte ai massimi livelli dell’organigramma pubblico, e ha costretto Di Maio a misurarsi nel contesto pragmatico dell’azione di governo. Un contesto che i grillini, vuoi per inesperienza e vuoi per la forma mentis più rivolta  alle critiche irrealizzabili che non alle proposte praticabili, non possono che vivere con difficoltà.

Difficile pensare, come ha sostenuto Di Maio, che la legislatura durerà cinque anni. I pentastellati non danno alcuna garanzia a riguardo. E in ogni caso la sopravvivenza del nascente esecutivo è tutta da stabilire sulla base degli equilibri che saranno definiti a breve: la scelta del premier, prima di tutto, che deve essere terzo rispetto ai due ‘capi’ responsabili dell'accordo; la compagine ministeriale; il programma nel quale saranno affrontati temi come il Def e l’aumento dell’Iva, il ruolo dell’Italia in Europa, l’abolizione della legge Fornero e dei vitalizi, il reddito di cittadinanza, l’aiuto alle imprese, la difesa dei confini e il contenimento dell’immigrazione. Senza contare che, per evitare stalli in futuro, sarà indispensabile predisporre una nuova legge elettorale capace di arginare l’effetto destabilizzante del tripolarismo. Al netto delle urgenze immediate, a partire dal blocco all'innalzamento delle aliquote dell’Iva, forse è proprio il superamento del Rosatellum il punto più importante. Considerati i pregressi drammatici, basterebbe un successo su questo fronte per dare un significato positivo al governo Lega-5 Stelle. Un governo che esiste solo grazie a colui che viene indicato come il grande sconfitto, Silvio Berlusconi, e che invece si riappropria della propria indipendenza. Riservandosi la possibilità di attaccare Di Maio senza perdere l’appoggio di Salvini. Passo dopo passo. In attesa che tutto frani. O che nasca qualcosa di nuovo. Anche il partito unico del centrodestra. Paradossalmente. (Roberto Bettinelli)

 

COMMENTI

Per commentare devi essere registrato. Clicca qui per registrarti.

Non ci sono commenti per questo articolo.