Il governo Conte ha superato piuttosto agevolmente la prova del Senato. Palazzo Madama ha concesso la fiducia al nuovo esecutivo gialloverde rispettando le previsioni con Lega e 5 Stelle a fare quadrato dopo aver racimolato qualche adesione in più per mettere in sicurezza il risultato. Contestualmente è arrivato il no di Pd, Leu e Forza Italia, mentre Fratelli d’Italia ha garantito l’adesione.

Ora tocca alla camera dove i margini per Salvini e Di Maio sono decisamente più ampi. Anche a Montecitorio, dunque, non ci saranno problemi di sorta e già in settimana la squadra di ministri guidata da Giuseppe Conte avrà la possibilità di mettersi al lavoro nel pieno delle proprie funzioni.

L’obbiettivo è realizzare l’ambizioso programma contenuto nel contratto siglato dai due leader e che individua nel presidente del Consiglio il garante. Ossia colui che ha la missione di tradurre in realtà un paniere che comprende reddito di cittadinanza, flat tax, sicurezza dei confini e riforma del trattato di Dublino, blocco degli sbarchi, revisione della Fornero attraverso ‘quota 100’. Un orizzonte di lavoro che, stando a mister ‘spending review’ Carlo Cottarelli, vale 100 miliardi di euro quando in cassa ci sarebbero solo 500 milioni.

Che Cottarelli nella vicenda non sia decisamente una figura terza è un dato di fatto. D’altronde se l’alto funzionario del Fondo monetario internazionale non è diventato premier è proprio perché, al suo posto, si è insediato il giurista Conte. Ma al di là della posizione di Cottarelli, che ai sostenitori di Lega e 5 Stelle può sembrare sospetta, è evidente che il reperimento dei soldi per mantenere le promesse elettorali rimane il punto decisivo della avventura gialloverde. E che su questo versante ci sia qualche difficoltà lo dimostra la cautela con la quale stanno per essere progettati i provvedimenti decisivi. Una prudenza che rasenta l’opacità. In casa Lega l’annuncio del rinvio della flat tax per le famiglie al 2020 ha provocato non pochi disturbi con successive smentite. Il reddito di cittadinanza, in casa 5 Stelle, subirà un’attuazione progressiva che prevede inizialmente un finanziamento di circa 2 miliardi di euro per ammodernare i centri per l’impiego. Anche qui, in sostanza, un rinvio.

E’ evidente che il ‘governo del cambiamento’, per fare le cose che ne hanno decretato il successo nelle urne, necessita di una fase di rodaggio. Ed è giusto concederla. Ma l’alleanza gialloverde, come ha dimostrato il conflitto potenziale sulle famiglie gay sollevato dal ministro leghista Fontana e che è stato immediatamente silenziato da Salvini, ha unito due forze politiche con attitudini valoriali molto diverse. Il comune atteggiamento anti establishment non deve trarre in inganno: l’ammirazione per la Le Pen che nutre Salvini, e che viene apertamente ricambiata, non è estendibile a Di Maio. L’alleanza gialloverde non può che essere ispirata al pragmatismo. Gli italiani, avendo liquidato la bolla speculativa della rottamazione renziana, il cambiamento se lo aspettano davvero. E tocca alla coppia Salvini e Di Maio fare in modo che l’attesa non subisca l’ennesima delusione. Ergo: i soldi vanno trovati. Ed il prima possibile.

Le priorità, ormai, sono note. Ma il lavoro quotidiano di un governo non può essere limitato a ciò che è compreso dentro il famoso contratto. La congiuntura della politica nazionale e internazionale detta costantemente nuove urgenze che vanno affrontate e risolte con tempestività. E sulle quali, vedi il caso Fontana, è molto facile che emergano divisioni relative agli ideali e ai principi. Si tratta di fibrillazioni che possono essere tollerate nella fase attuale, dove l’entusiasmo è al massimo proprio perché c’è la convinzione di dare avvio al cambiamento, o nella fase in cui la realizzazione del contratto è a buon punto. Ma se ciò non accade, perché i conti non tornano e le coperture non si trovano, allora le fibrillazioni possono risultare letali.

Azioni e risultati in tempi certi: l’alleanza gialloverde può durare solo se si dimostra coerente con il profondo pragmatismo che l’ha ispirata. (Roberto Bettinelli)

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