Un governo per metà tecnico e per metà politico. E’ l’esito che il capo dello stato Mattarella ha raggiunto al termine degli 88 giorni di crisi che sono seguiti alle elezioni del 4 marzo. Nella squadra del giurista Conte, che risponderà direttamente a Salvini e Di Maio titolari rispettivamente del ministero dell’Interno e del ministero del Lavoro e dello Sviluppo economico, entrano Giovanni Tria all’Economia e Moavero Milanesi, già ministro con Monti e vice segretario generale della Commissione Europea, agli Esteri. Risolto il nodo Savona: l’economista sardo avrà gli Affari europei. Per il resto i dicasteri sono stati affidati a esponenti di spicco della dirigenza pentaleghista con il negoziatore Giorgetti alla segreteria del Consiglio dei ministri. Fratelli d’Italia, nonostante le rassicurazioni di Salvini, non è riuscita ad entrare nell’esecutivo a causa del veto dei 5 Stelle. Un rifiuto che, già lunedì al Senato, porterà Fratelli d’Italia all’astensione invece che al voto di fiducia. Pd, Leu e Forza Italia, invece, esprimeranno un giudizio contrario senza però pregiudicare la nascita dell’esecutivo dal momento che Lega e 5 Stelle hanno i numeri per andare avanti. Quanto ai mercati, lo spread è in discesa e la borsa di Milano è in ripresa. 

Si conclude così la più lunga crisi politica della repubblica che ha messo in luce la farraginosità di un sistema che non è stato in grado di dotarsi delle regole necessarie per garantire la stabilità istituzionale. Una crisi, all’interno della quale, si è materializzato il pericolo di un aperto conflitto fra la presidenza della repubblica ed il parlamento. Anche se Mattarella, alla fine, ha visto prevalere le sue tesi ottenendo lo ‘spostamento’ di Savona in un altro ministero che non fosse l’Economia e la designazione agli Esteri di un tecnico, come Moavero Milanesi, dalle salde convinzioni europeiste. Mattarella, inoltre, dopo l’impasse sulla nomina di Savona e l’affidamento dell’incarico a Carlo Cottarelli è riuscito a dipanare le ambiguità di Lega e 5 Stelle in merito alla permanenza dell’Italia in Europa. Sia Salvini che Di Maio, ma anche lo stesso Savona, hanno detto chiaramente che loro intenzione non è affatto quella di far uscire l’Italia dalla UE e di abbandonare la moneta unica. A questo punto collocato Tria all’Economia, uno studioso favorevole ad una versione graduale della flat tax ma poco propenso al reddito di cittadinanza, il cerchio si è chiuso.

Fatto il governo, ora bisogna governare. Primo obbiettivo: recuperare le risorse per realizzare le tante riforme annunciate e dare seguito al contratto che sta alla base della  vita dell’esecutivo. Non sarà semplice. Ma il punto è dirimente. La presenza di ministri tecnici può, ovviamente, aiutare. Ma è anche vero che si possono creare fibrillazioni se le pressioni della 'parte politica' si fanno preponderanti.

Altra criticità: il ruolo del premier Giuseppe Conte. E’ evidente che dovrà prendere gli ordini da Salvini e Di Maio ossia da due figure che sono a lui subordinate. Il rischio che, a lungo andare, il suo standing ne esca fortemente ridimensionato è assolutamente realistico. Soprattutto nei rapporti con i partner europei. Un fronte, quello con Bruxelles, che sicuramente darà adito a frizioni. Il governo gialloverde nasce in antitesi se non all’Europa come progetto politico unitario, quanto meno, all’Europa di Maastricht. Salvini e Di Maio, per realizzare il contrato di governo, hanno bisogno di più flessibilità nei conti. Solo l’Europa può concederla. La stessa Europa che da sempre invita l’Italia a ridurre il debito pubblico senza ottenere risposte. La partita si annuncia molto impervia fin dall’inizio.

C’è poi la competizione fra i due soci di maggioranza da considerare come fattore di strutturale instabilità: Salvini e Di Maio sono arrivati sfibrati al traguardo e nel corso del cammino non hanno esitato a lanciarsi pesanti accuse. La personalizzazione della politica non consente una pace prolungata fra chi ambisce alla leadership nazionale. Inoltre, al di fuori del perimetro del contratto di governo, dovranno misurarsi con la gestione corrente dell’esecutivo dove l’asse destra-sinistra, determinato dalle posizioni etiche e valoriali, emergerà nuovamente facendo intravedere le profonde divisioni nel campo pentaleghista.

Altra incognita è rappresentata dalla tenuta del centrodestra. Lega-Forza Italia-FdI governano le principali regioni del nord e, già nelle amministrative di giugno, sfideranno apertamente i 5 Stelle. Un’alleanza di governo gialloverde, se non ne pregiudica l’esistenza, è destinata comunque a mettere in discussione l’assetto del centrodestra nelle periferie. E viceversa.

Intanto, però, si parte. Ed è doveroso che sia così: Salvini e Di Maio, una maggioranza in parlamento, ce l'hanno. E ce l'hanno per volontà del popolo italiano. Che i due siano abili a conquistare il consenso l’hanno dimostrato ampiamente, ma ora devono di dimostrare di saper governare. Molto spesso non è detto che chi sia in grado fare bene una cosa riesca, automaticamente, anche nell’altra. (Roberto Bettinelli)

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