Il golpe di Agazzi e Beretta, il salvataggio fallito del vicecordinatore azzurro Enzo Bettinelli, il complottismo della Bonaldi, la Lega commissariata, lo scivolone di Piloni sul commercio e il governo ombra di Zucchi. Ecco i protagonisti e i fatti salienti della vita politica cremasca raccontati nel 'pastone settimanale' dell'Inviato.

Nel primo consiglio comunale il sindaco Stefania Bonaldi ha perso l’occasione di mettere la parola fine sull'opprimente clima di sospetto che la sinistra ha cavalcato nei mesi della campagna elettorale. «Un progetto venuto da lontano», così ha descritto in Sala degli Ostaggi la discesa in campo di Chicco Zucchi. Ancora illazioni. La Bonaldi, abilissima a tagliare il traguardo, ha dimostrato definitivamente di poter eccellere in tutto tranne che nella modalità della vittoria. Il concetto di stile prescrive che il come sia importante almeno quanto il che cosa. E su questo Bonaldi, Pd e alleati vari hanno rivelato imperdonabili lacune. 

La straziante querelle all’interno di Forza Italia è sfociata nel triumvirato Ancorotti-Salini-Donida con i primi due a fare da tutor. Una soluzione brillante ma estemporanea: Ancorotti ha lasciato rapidamente per incompatibilità con quella parte del partito che non ha saputo garantire lealtà al candidato Zucchi. Tutto avrebbero voluto gli oltre 7mila elettori che hanno votato a favore del centrodestra nel ballottaggio tranne che il capogruppo di Forza Italia diventasse Antonio Agazzi. L’indefesso e verboso picconatore di Zucchi, forte delle 400 preferenze che pure restano poca cosa rispetto alle migliaia di persone che hanno dato fiducia a Zucchi ma soprattutto forte dell’assist fornito dall’ex nemico irriducibile Simone Beretta, si è autoproclamato capogruppo in consiglio comunale contravvenendo alle indicazioni del coordinamento cittadino. Essendo soggetto ad un procedimento disciplinare per 'palese slealtà', Agazzi non potrebbe rivestire il ruolo. Né potrebbe farlo il fido Beretta dal momento che ha racimolato meno preferenze della collega Laura Zanibelli. Insomma, gli estremi per il cartelino rosso ci sono tutti. 

Un ‘golpe’, quello di Agazzi e Beretta, così grave da attivare un’ulteriore richiesta di sanzione. Cosa che avverrà in tempi brevissimi stando ai rumors che circolano insistentemente all’interno di Forza Italia. Da registrare, inoltre, l’inutile difesa da parte del vice coordinatore Enzo Bettinelli che ha proposto una mozione di censura contro Donida nel tentativo di salvaguardare la posizione di Agazzi e Beretta. L’iniziativa è naufragata durante il coordinamento provinciale quando la proposta di Bettinelli non ha trovato il consenso della maggioranza dei presenti. Nonostante l’asse che unisce i consiglieri ribelli a Mino Jotta e Fabio Bertusi, l’operazione non è andata in porto. Donida resta miracolosamente in sella e Agazzi dovrà vedersela con il collegio dei probiviri.

Guai anche in casa Lega con il segretario provinciale Raffaele Volpini messo alle strette dall’offensiva scatenata da alcuni membri del gruppo giovanile e dall'ex parlamentare Alberto Torazzi. Non si comprende la ratio delle accuse considerato l’ottimo risultato elettorale del Carroccio. L’assalto, che si è concluso con il commissariamento, è da ricondurre con ogni probabilità a beghe interne più che alla performance della Lega che dalla difficile prova delle urne è uscita indubbiamente più forte di prima. Numeri alla mano. 

Infine l’esordio in consiglio comunale di Chicco Zucchi, pronto a varare un governo-ombra per tenere il fiato sul collo alla rivale e a lanciare un segnale di concretezza alla cittadinanza. Basta con le sterili sparate dai banchi del consiglio comunale tanto care all’opposizione nostrana. O ci si concepisce fin dall’inizio come squadra di governo o non si va da nessuna parte. Questa la tesi di Zucchi, vero 'uomo del fare' che non vuole concedere nulla alle chiacchiere e alle liturgie della politica di professione. E d’altronde che ci sia la necessità di vedere all’opera un’alternativa seria l’ha dimostrato l’enfant prodige del Pd Matteo Piloni, assessore al Commercio, che ha risposto picche in merito ad una qualsiasi ipotesi di ridefinizione del plateatico di piazza Duomo. E non solo. Uno scivolone, non c'è che dire. Ma siamo solo all’inizio. (rb)

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