Sognare con forza, agguantare le opportunità all’istante, senza mai fermarsi. In una parola, vivere. Con il sorriso sulle labbra, perché «la vita è bella». Lo ripete con forza, Simone Pedersoli, 20enne di Sacca di Esine, piccolo paese della Val Camonica, malato di atrofia muscolare spinale di tipo II. E, per credergli, basta guardarlo. Un aspetto fisico alquanto bizzarro ed un’ironia smisurata fanno passare in secondo piano il mezzo sul quale trascorre la vita: una quattroruote «compatta, veloce ed affidabile», che, unita ad una giusta dose di pazzia, lo conduce in ogni dove. «Vivo in carrozzella, ma sono felice: la sedia a rotelle è parte di me. Anzi, la amo. So che, con lei ed un briciolo di follia, arriverò ovunque».

Oggi Simone ci crede. O, forse, ci ha sempre creduto. Da quando, ad un anno di vita, gli è stata diagnosticata la malattia. «La Sma II è una malattia genetica, che, con il passare del tempo, mi ha fatto perdere la forza muscolare e mi ha regalato una vita sulla quattroruote». Ma, i suoi muscoli deboli non hanno indebolito il suo cuore e la sua mente. «Molti miei compagni d’avventura “automuniti” si lasciano prendere dallo sconforto, ma non capisco perché. La vita ha stabilito che io dovessi vivere seduto. Io, invece, scelgo di essere felice, perché oggi so chi sono e quanto valgo».

All’età di 20 anni, Simone è l’artefice della sua felicità, fatta, anzitutto, di solidi affetti famigliari. «Amo la mia famiglia, soprattutto perché mi ha insegnato ad apprezzare la vita in tutte le sue sfaccettature, al punto che oggi penso di potermi definire un “professore di vita”». Modestia a parte, Simone, consapevole di averne passate tante e di averle superate proprio tutte, ha creato questa bizzarra definizione di sé, a partire da una canzone. «Poco tempo fa stavo ascoltando una canzone di Irama, vincitore della passata edizione di “Amici”, ed una frase mi ha colpito. Diceva “La vita è una scuola e studiare è importante”. Ho riflettuto ed ho capito che per imparare ad apprezzare la vita in tutti i suoi perché, bisogna essere dei veri professori. E io oggi ce l’ho fatta».

Abita in un piccolo paese di montagna, ma Simone vuole conoscere tante persone, perché «non è vero che la gente è cattiva». «Ho sempre avuto tanti amici per i quali la disabilità non ha mai rappresentato un ostacolo. Forse sono stato fortunato, o forse mi ha aiutato il mio carattere, ma il pregiudizio non mi ha mai nemmeno sfiorato». Pare che l’ironia faccia davvero miracoli. E prova a spiegarlo Simone, anche attraverso il suo profilo Instagram che oggi conta poco più di 22mila followers.

Istanti di vita cristallizzati in uno scatto spiegano che quella di Simone è una vita normale, a bordo della sua inseparabile compagna a quattro ruote. «La sedia a rotelle è l’oggetto più prezioso della mia vita». Ma non è l’unico nel cuore di cuore di Simone. «Ho la passione per i motori da quando sono nato. Quando ero più piccolo ho partecipato al progetto “Sei Ruote di Speranza” , organizzato ogni anno presso l’Autodromo di Monza, che mi ha consentito di provare in pista Ferrari e Lamborghini. È stata un’emozione unica, che porto nel cuore». Anche oggi, nonostante l’aggravarsi della malattia non gli consenta di continuare a coltivare la sua più grande passione. «Negli ultimi tempi non ho più potuto partecipare perché la malattia è peggiorata, ma non è un problema. Oggi vado con il furgone dei miei, nell’attesa di poter realizzare un altro sogno». Quello di prendere parte ai raduni automobilistici di tutta Italia, a bordo di una Porsche Cayman, «ma devo aspettare che papà vada in pensione» ironizza.

Simone ama la velocità. Tanto in macchina, quanto sulla quattroruote. Lo dimostra anche la vittoria riscossa nel 2016 al “Wheelchair GP”, la manifestazione ideata da Michele Sanguine, volta a rendere protagoniste persone malate di patologie neuromuscolari. «La velocità mi fa sentire libero, ma apprezzo anche la lentezza, soprattutto nei rapporti umani».

In un mondo in cui va tutto alla velocità della rete, Simone preferisce coltivare rapporti reali e costruire amicizie rare. Come quella con Patrick, un coetaneo con cui condivide innumerevoli passioni. «Sono fortunato ad avere un amico come Patrick, so che posso sempre contare su di lui. Ho tanti amici da sempre, ma mi mancava l’amico con cui condividere davvero tutto senza paura. Abitiamo nello stesso paese, ci vediamo ogni giorno e ridiamo di gusto».

Proprio con Patrick, Simone ha voluto dare vita ad un canale Youtube, “I Pota”, sul quale, attraverso dei video, racconta la sua vita «spensierata e folle» che profuma di coraggio e dignità. Una vita che Simone vorrebbe tanto raccontare a tutti, anche attraverso una canzone. «Mi piacerebbe conoscere un cantante che voglia cantare di me e della mia vita per far capire a tutti che la vita è l’avventura più bella che ci sia stata regalata». A Simone piace sognare e puntare in alto. E chissà mai che in alto ci arrivi davvero. Nel mentre, però, ha fatto sua una sacrosanta verità: «Non vale la pena essere tristi. Ridere è molto meglio».

 

Gloria Giavaldi

 

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