Se l’Europa vuole essere davvero ‘green’ e, insieme, intende preservare occupazione, industria e sviluppo, deve mettere in campo misure decise e radicali. La sfida delle emissioni in atmosfera riguarda il mondo intero. Le norme del Vecchio continente sono tra le più esigenti e non è inasprendo ulteriormente la legislazione che si attuerà quella crescita sostenibile auspicata da tutti. Piuttosto sono necessari stimoli economici in grado di rendere sempre più appetibili la produzione e l’acquisto dei veicoli ‘puliti’, siano essi alimentanti ad elettricità o a gas naturale. 

 

E’ in questa prospettiva che si colloca la proposta formulata dall’europarlamentare di Forza Italia Massimiliano Salini, membro delle Commissioni Industria e Trasporti del Parlamento UE. L’eurodeputato è titolare del dossier sulle basse emissioni nei trasporti per il gruppo PPE. La bozza del paper è appena stata consegnata e nelle prossime settimane l’assemblea di Bruxelles sarà chiamata ad un confronto sul testo. 

 

Si tratta di una sfida che non va vista come un ostacolo per l’industria. Ma come un’opportunità sotto il profilo dell’innovazione - quindi della ricerca di nuove soluzioni tecniche - dell’uso dei carburanti - sempre più puliti - e dell’occupazione, anche e soprattutto giovanile. 

 

Salini ha annunciato la presentazione di un pacchetto di emendamenti che puntano una vera e propria rivoluzione: l’obiettivo è quello di azzerare la pressione fiscale sui veicoli ‘verdi’, in modo tale da renderli sempre più attrattivi. La notizia è stata ripresa dall’Ansa, che ha rilanciato la proposta dell’eurodeputato di Forza Italia. 

 

Certo: si tratta di una strada complicata, cui serve uno studio approfondito in merito ‘all’attrezzatura giuridica’ a disposizione del legislatore per spianarla e renderla davvero percorribile. Ma è un lavoro a cui l’UE, secondo l’esponente azzurro, non può sottrarsi. 

 

«Per tagliare del 60% entro il 2050 i gas serra prodotti dai trasporti - spiega Massimiliano Salini - occorrono misure drastiche a favore di consumatori e imprese: in questa fase di transizione il mercato dei veicoli non inquinanti deve diventare ‘tax free’. Non bastano gli incentivi. Solo una cura shock consentirà all’UE di rispettare l’accordo di Parigi e, nel contempo, imprimere un’accelerazione alla crescita economica asfittica del Vecchio continente». 

 

«L’industria dei trasporti dà lavoro a 15 milioni di persone, il 7% degli occupati UE - spiega Salini -  Il cambio di rotta verso energie alternative a basse emissioni può diventare una rivoluzione strategica: un’opportunità di innovazione per le imprese europee, di occupazione per i giovani e affrancamento dalle importazioni di petrolio, che ancora oggi soddisfa il 94% del fabbisogno energetico del settore». 

 

Il percorso per stimolare la domanda interna e la trasformazione ‘green’ dell’industria automotive «è ancora lungo - prosegue l’eurodeputato - e l’Europa rischia di rimanere indietro». 

 

Non è in gioco solo il settore dei trasporti. Ma gli ambiti industriali che sono in stretta relazione con l’automotive, come carburanti e energie alternative. Occorre pigiare il piede dell’acceleratore su ricerca e nuovi brevetti. 

 

«L’Europa è in testa alla classifica dei brevetti per modernizzare i motori a combustione interna - rileva Salini - ma arranca nei brevetti sulle energie alternative e nel tasso di crescita del mercato per veicoli a basse emissioni».

 

Si tratta di un tema che da tempo catalizza l’attenzione di costruttori e addetti ai lavori, in quando direttamente coinvolti nei cambiamenti. Serve un confronto su condizioni di partenza e strategie sostenibili. Ma occorre partire quanto prima. E chi ha la responsabilità pubblica, deve restare in prima linea. 

 

«Affinché l’agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile non resti un libro dei sogni - è la convinzione di Salini - la politica deve quindi mostrarsi più coraggiosa. E il Parlamento UE ha l’obbligo di indicare la strada». 

 

«Gli strumenti normativi - conclude - ci sono: dall’armonizzazione dei regimi fiscali dei Paesi membri all’estensione della direttiva sulla tassazione, dagli stimoli per l’acquisto di vetture aziendali ‘verdi’ agli appalti pubblici europei solo per veicoli a basse emissioni». (LP)

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