CREMA - Nulla è lasciato al caso quando si parla di AC Crema 1908. Nemmeno la mascotte. Un Panda. Nero e bianco. Come i colori della società. Esordirà nel derby contro il Fanfulla. Un’iniziativa che ha alle spalle una storia curiosa che coinvolge un protagonista indiscusso del calcio cremasco, Massimiliano Aschedamini, il presidente del Pergo degli anni d’oro. L'abbiamo intervistato e ha confermato. 

Una mascotte, quindi. E' questa l'ultima novità della società cremina dopo la campagna acquisti invernale, la pubblicazione dedicata al campione del mondo Renato Olmi al quale sarà intitolata la curva Nord del Voltini e il lancio di una ‘tifoseria organizzata’ che, nella visione del presidente Enrico Zucchi e dei dirigenti, deve «diffondere l’attaccamento alla maglia e alla società in città e nel territorio». E’ questa, insieme alla promozione in serie D, la grande sfida del 2016. 


Presidente Zucchi, è proprio il caso di dire che non vi fermate mai…
«Abbiamo grandi progetti che richiedono molto lavoro. Cerchiamo di fare il nostro dovere quotidiano umilmente, senza dimenticare mai che le componenti del divertimento e della passione per il calcio sono prioritarie, ma le cose da realizzare sono davvero tante». 

E ora ha in mente una ‘tifoseria organizzata’…
«Credo sia un elemento importante. Di più. Strategico. Abbiamo messo in cantiere novità di rilievo. Il libro dedicato a Renato Olmi ci ha permesso di valorizzare la figura di un grande campione che ha dimostrato di essere un uomo eccezionale dentro e fuori dal campo. Un atleta che aveva alle spalle una storia difficile e che ha vissuto la vicinanza con l’Ac Crema, la sua prima e ultima squadra, come un’occasione di riscatto. Il Cda della società ha deciso di intitolargli la curva Nord del Voltini. Un gesto che la dice lunga sul valore che attribuiamo a questo calciatore straordinario, uno dei migliori centrocampisti del calcio italiano ed europeo a cavallo fra gli anni ’30 e ’40».

Non è il solo gesto però…
«Vogliamo ripopolare la curva Nord. La società farà la sua parte garantendo l’ingresso del pubblico a carico della società sportiva. Ma non basta. Il Crema avrà la sua mascotte. Abbiamo sentito la necessità di personalizzare questo percorso di crescita e di fidelizzazione della tifoseria attraverso un’iniziativa simpatica». 

Cioè?
«Il 10 gennaio, in occasione del derby Crema-Fanfulla, esordirà la mascotte dell’AC Crema. Un panda. Il bianco e il nero sono i nostri colori. Un animale simpatico. Il messaggio che vogliamo trasmettere è lontano anni luce da qualsiasi tensione che spesso è legata ai comportamenti delle frange estremiste del tifo organizzato. In questo modo individuiamo subito il nostro target: bambini, famiglie, anziani. Saranno questi i nostri tifosi». 

E’ vero che la scelta ha come precedente una frase pronunciata da Massimiliano Aschedamini quando era presidente del Pergo?
«Immagino che si riferisca alla frase sui tifosi cremini che sarebbero in via d’estinzione come i Panda…».

Esattamente.
«Stimo molto Aschedamini. In dieci anni ha dimostrato di avere grandi doti di leadership inanellando tre promozioni e portando il Pergo in serie C. I tifosi gialloblu sono stati fortunati ad averlo come guida. E’ una figura che ha dato moltissimo al calcio cremasco e dalla quale si può solo imparare. Se vincessi tutto quello che ha vinto lui sarei felicissimo. Ma noi siamo solo agli inizi. Stiamo con i piedi per terra e procediamo a piccoli passi cercando, ogni volta, di non sbagliare e correggendo ».

E la frase sui tifosi cremini?
«Chi conosce Aschedamini sa che non è mai banale e che sa pungere con garbo e intelligenza. Provoca senza offendere. E’ il suo stile, raro, da tifoso gentiluomo».

Nessun rancore quindi…
«Scherziamo. Solo stima e, al massimo, emulazione. Abbiamo fatto una scelta ‘per’ o se si vuole ‘con’, ma di certo non contro nessuno. Da parte mia, verso Aschedamini e il Pergo di quegli anni, c’è solo il doveroso e sincero riconoscimento per i grandi risultati raggiunti nell’ambito sportivo e gestionale. E’ stata alzata l’asticella. Il che rende più impegnativi gli sforzi di coloro che arrivano dopo. Ma funziona da stimolo e agevola molto se si ha l’onestà intellettuale per recepire una lezione di successo. Quanto ai tifosi nerobianchi, ci sono. Eccome se ci sono».

Ma i tifosi del Crema non erano chiamati ‘mitraglieri’?
«Non vogliamo negare il passato della tifoseria cremina. Ma abbiamo fatto una scelta precisa: nessun riferimento di natura aggressiva».

Prima tappa il ripopolamento della Nord. Poi che cosa farete per creare un ‘tifo organizzato’?
«L’epicentro sarà Crema con le sue articolazioni: i quartieri. Ma punteremo anche ai paesi limitrofi. Metteremo a disposizione risorse economiche e organizzative compartecipando alle iniziative dei tifosi. Acquisto delle bandiere, costi delle trasferte per la prenotazione dei pullman e per le partite casalinghe garantiremo il libero accesso alla curva Olmi». 

Insomma, il Crema come squadra simbolo della città e di tutto il territorio…
«Per noi è importante che la squadra abbia un sostegno che sia il più ampio possibile».

Il punto sul campionato. 
«Ci siamo dati come obbiettivo i primi tre posti nella classifica. Siamo terzi e abbiamo davanti tutto il girone di ritorno. Nelle ultime settimane abbiamo trovato validi sostituti dopo aver perso Federico Cantoni e Alessio Baresi. Abbiamo reclutato Patrini, Volpe, Piccolo. La squadra si è notevolmente rafforzata e, visti gli sforzi, non credo sia fuori luogo ambire al primo posto». 

E sulla società nel suo complesso?
«Il settore giovanile sta dando ottimi risultati. Incontriamo un’adesione sempre più ampia da parte delle famiglie. Ci stiamo attrezzando per rispondere positivamente a tutte le istanze. Siamo ben coscienti di avere margini di miglioramento ma le tante richieste ci riempiono di orgoglio e ci confortano sulla strada che abbiamo intrapreso».


L’INTERVISTA A MASSIMILIANO ASCHEDAMINI: «E' VERO, LA FRASE E' MIA. ALLO STADIO? DOPO IL PERGOCREMA UN TAGLIO NETTO»
Abbiamo intervistato l’architetto Massimiliano Aschedamini per sapere se ha davvero pronunciato la frase sui tifosi cremini che gli viene attribuita approfittandone per cogliere le impressioni e i ricordi di un grande protagonista del calcio cremasco.

Architetto, la frase è davvero sua?
«Non posso negarlo. Ricordo anche il momento preciso in cui la pronunciai. Durante un trasmissione televisiva. Dissi che i tifosi nerobianchi erano come i Panda, simili ad una razza in via d’estinzione…Senza alcun livore ovviamente. Ma nella querelle fra Pergo e Crema ci stava anche questo. Stiamo parlando almeno dieci anni fa. Se non di più. Il fatto che se ne parli ancora significa che la battuta era riuscita. Ha colpito nel segno. Ma ci tengo a sottolineare che ogni frase va calata nell’istante che le appartiene. Allora noi vivevamo stagioni formidabili mentre il Crema non ricordo nemmeno in quale categoria militasse. Era naturale che avessimo più riscontro. Oggi le cose sono molto diverse».

Perché?
«Il Crema ha modificato il suo assetto. E’ una realtà calcistica completamente diversa. So che il presidente Enrico Zucchi, che stimo molto, ha predisposto programmi triennali seguendo un’impostazione che peraltro sono stato il primo ad adottare. C’è stata una svolta e si vede».

Qual è il segreto di un grande presidente?
«Vincere».

E il segreto per vincere?
«Qui viene il bello. E il difficile. Bisogna considerare una squadra di calcio come un’azienda. E’ necessario scegliere i collaboratori con cura. Persone capaci, di cui puoi fidarti. Poi c’è la fortuna che ha indubbiamente il suo peso e che non va mai sottovalutata».

Lei ha vinto molto. Nel suo caso ha contato più la fortuna o la bravura?
«I miei nemici dicono che è stata solo fortuna. I miei amici dicono che è stata solo bravura. A me non interessa quale delle due componenti sia stata prevalente. Mi interessa solo aver realizzato un sogno. E questo mi basta e avanza».

Quali sono i valori che fondano una grande società?
«I valori vanno a braccetto con le azioni. Una società deve essere seria. Questo vuol dire pagare lo stipendio il giorno stabilito. Bisogna porsi obbiettivi entro tempi certi, avere il coraggio di fare previsioni, e lottare per non venire meno alla parola data. In questa prospettiva, direi quasi educativa, il settore giovanile ha un ruolo importante».

Ci spieghi meglio. 
«Portavo i mie giocatori nelle scuole. L’ho fatto per tanti anni. Volevo far vedere ai ragazzi che i giocatori non erano extraterrestri. Ma persone che si impegnavano cercando di mettere a frutto il loro talento».

Come valuta il settore giovanile dell’Ac Crema?
«Mi sembra molto ben organizzato. Il Centro San Luigi è una realtà di tutto rispetto».

Come è diventato presidente del Pergo?
«Mi sono trovato a guidare la società senza aver mai giocato a calcio. Ho capito subito che questo mondo era sclerato. Anzi, scleratissimo. Era il 2000. Oggi mi sembra che tutto sia vissuto in modo anche più esasperato».

Qual è la caratteristica principale dei grandi presidenti?
«Una grandissima pazienza. Non a caso mi chiamavano ‘Lord Max’. Devi essere molto british. La calma e il distacco sono doti che devi possedere se vuoi reggere alla pressione. Fortunatamente questo è il mio carattere. Alcuni dicono che sono snob. Semplicemente la mia natura mi porta a prendere le distanze davanti agli eventi. Una prerogativa che mi ha reso adatto a gestire una società di calco composta da 13 soci. Il più giovane aveva 30 anni. Il più anziano 75 anni. Non era facile armonizzare il pensiero di così tante teste. E così diverse fra loro…». 

Dall’eccellenza alla C1. E’ stato più bello il momento in cui ha tagliato il traguardo o il percorso che l’ha portata al successo?
«Vincere è stato bellissimo. Ma più passano gli anni e più mi rendo conto, vedendo l’affetto dei tifosi e dei miei ex soci, che il percorso dall’eccellenza alla C1 è stato tutto tranne che scontato. E la cosa bella è che l’abbiamo fatto insieme. Divertendoci. Forse è stato più bello vivere il sogno giorno per giorno. Anno dopo anno. Dal 2000 al 2008. Un periodo impagabile». 

Vincere era il suo obbiettivo. Ma forse c’era qualcos’altro…
«Volevo restituire la dignità calcistica al Pergo e alla città. Ho cambiato il nome per questo motivo: Pergocrema. Giravamo l’Italia e volevo che il nome della nostra città fosse conosciuto e rispettato». 

E’ vero che non va più allo stadio?
«E’ dal 2012 che non vado più a vedere la partite del Pergo. Ho dato un taglio netto. Ma senza rimpianti. Sono ancora un tifoso cannibale. Ma per me è esistita una sola squadra e si chiamava Pergocrema».

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